poesie_pretini

DOLCE AMORE DEL VAJONT

 

Guarda la montagna che piega la schiena

per lasciarci intravedere la luna.

 

Fu quando per una vita, per un momento

studiammo la direzione della pioggia,

l’arte del vento.

E avevo già posato il mio dolore sul tuo davanzale

quando dicesti di essere solo una stazione,

così rimasi a lavare le palpebre sotto la pioggia

affinché ogni lacrima passasse inosservata.

E gli amori se ne vanno sempre dopo il tramonto

e le dita scrollano via le ultime lettere d’amore

Ma i soldati riposeranno nel mare

un po’ più al largo del dolore

ma i cavalli correranno al mare

senza più alcun padrone.

Poi ci mettemmo seduti ad aspettare il terremoto

la sera che crollò la diga

e ti vidi correre incontro al fiume:

“piangiamo insieme, piangiamo insieme”.

Così sfogliammo uno ad uno i cerchi del nostro tronco

fin quando ci sorprese l’inverno,

adesso non puoi più confondermi amore mio,

siamo lacrime nella pioggia!

E anche stasera coltiveremo un suicidio,

abbiamo ricordi ai quali impiccarci

anche stasera ameremo il martirio

e non c’è amore che possa distrarci.

Ed ora spetteremo domani,

come si aspetta un treno sui binari

e mi chiedi se gli arcobaleni possono essere cicatrici del cielo

fino a credere che la pioggia è cosa buona

ma è inutile disegnare nuvole sul soffitto

quando dalle labbra cadono dichiarazioni di guerra.

Ora guarda l’acqua che allarga i fianchi

e ascolta il silenzio che beve le distanze

mentre ti amo nel frastuono dei congedi

mentre ti saluto dalla balia dei naufragi.

E distesi tra le fiamme dei fiori,

a setacciar fondali con un illusione di corallo

a pianger l’amore rimasto sulle labbra

“amore,amore naviga via.”

E mi chiedi se per quel che ci resta mi va di amarti almeno un po’

Dolce amore del Vajont

E mi chiedi se pioverà ancora, ed io francamente non lo so

Dolce amore del Vajont

E la pioggia ci risponde che cadrà finché può

Dolce amore del Vajont

Guarda la montagna che piega la schiena, per lasciarci amare sotto la luna.

AMORE DELLA PRIMA SERA

 

Ho visto cieli stretti dentro ali più grandi

E amori vestiti di vento,

con ali di cera toccare il sole.

Ho visto i tuoi occhi pieni di cielo

e le tue suole fatte di vento,

fuggire tra i silenzi

su cui ricami col filo spinato il tuo pianto.

Vedi, inutile parlare di amore e catene, di cose che non possiamo slegare.

Sai, io sono sempre quel vecchio ladro di fuoco, che ruba ancora la tua cenere

Quando danzi urlando tra le piume,brandelli delle tue fodere.

Poi abbiamo perduto i santi e loro han perdutoil nostro nome

Loro vestiti di cielo e noi di stracci e di piume.

Ma sarà amore prima della sera,

che si sporgerà dalle finestre della bufera

e c’è ancora un po di freddo sulla punta della mia sciarpa

e credo cadrà altra neve e credo passerà altra acqua

l’amore sta sgocciolando dai fiori e chissa se oltre le nevi

dove io più non ardo, brucerò in un fuoco,

forse simile al tuo sguardo.

E ci saranno altri fiammiferi per le tue pagine

e ci sarà altra sete per le tue lacrime

Ora il fiume è troppo stretto per naufragare fianco a fianco

Ma oggi è perfetto per piangerci sulle labbra e berci l’un l’altro.

Hai sfiorato il fiume, la sua onda ti reclama

So che vorrebbe rompere gli argini

La sua corrente è un singhiozzo di indugi

Ma vuol baciarti in ogni sorta di naufragi.

Sai che il suo letto ti chiama a riposar sui suoi fondali?

Ora chissà se i tuoi orgasmi si fermano al soffitto o se baciano il cielo

E se i tuoi aquiloni cavalcano il vento o sanguinano al suolo

Io intanto chiederò al vento dei tuoi capelli,

ai tuoi capelli della tua polvere

E chiederò se il tuo fuoco sarà luce o sarà cenere

Chiederò se la pioggia ti farà fiorire o ti farà cedere.

Ama con me la febbre di chi ride sotto al diluvio

Dormi con me tra le lenzuola di ghiaccio del naufragio.

Sai,Vorrei scriverti una lunga poesia sopra la schiena

Tra le vesti della notte, sotto la lucedella luna

E pregare di non leggerla mai tra i tuoi addii

Tra le altalene del sorriso, tra venti affilati come rasoi.

Ed’Ora come ombrello ho le gocce del tuo sole,

come sereno i lampi del tuo temporale

la tempesta la tua quiete,

le lenzuola il tuo regno

dove se tu eri fuoco io dovevo essere legno.

Amore mio,distillerai nuvole tra gli ultimi battiti delle tue ciglia

Ma potrai ancora sporgerti all’amore

Perche è l’amore che ti assomiglia.

E mi vedrai, con gli occhi di un altro mattino

Ad accendere lucciole per il tuo cammino.

POLVERE DANESE

 

E stasera farò l’amore con l’orlo del vestito

Appena il tramonto si distenderà sopra i marinai

Prima di sorprendere il mio sguardo stupito

A disegnare i seni che non ho avuto mai.

 

Ed il riflesso degli specchi è in fuga

Insegue il ritratto dei sogni

Vuol tra le gambe una piccola ruga

Che rifluisca rose sulla riva dei giorni.

 

E stasera farò l’amore con l’orlo della scollatura

Appena l’ombra calerà sugli occhi

Sognerò tra le gambe una piccola fessura

Prima che il mattino illumini la polvere e gli specchi.

 

E il mio sguardo è il più libero dei pennelli

Disegna quel che di sognar mi ostino

Quando accarezzo ognuno dei miei capelli

Prima di inciampar al baratro del bacino.

 

Come potrò sussurar a mia moglie

Sul cuore, mentre dorme

Le mie irrefrenabili voglie

Di aver nel mio riflesso le sue forme?

 

Quando l’ombra ritaglia la stanza intravedo me stesso

E tra le pieghe d’un vestito,

e tra i sogni d’un altro sesso

aspetterò il mattino per esser smentito.

 

E stanotte aspetterò la pioggia a bocca aperta

Sulle mie labbra in naftalina

Inseguendo l’idea tortuosa e sofferta

D’aver tra le gambe una vagina.

 

E smantellerò il chiaroscuro dove son nato

Che sfocia in questo passeggiare recidivo

E vorrò andare a correggere il fato

Per respirare finalmente da vivo.

 

E fuggirò da queste spoglie

Da questa affollatissima solitudine

Dove il mio desiderio d’esser moglie

Non sarà più una vertigine.

 

Andrò alla rincorsa dei sogni

Tra la polvere danese

Affinche il mio corpo mi rassomigli

In tutte le mie pretese

 

Andrò a sparigliare la fortuna

All’ingorgo d’ogni desiderio

Affinchè il lato oscuro della luna

Non sia più prigioniero.

 

E allora il più bello dei miei ritratti

Sarà questo specchio dipinto

Ove con le mie forme, con i miei tratti

La libertà piegherà il recinto.

EPPURE TI HANNO VISTA

 

Eppure ti hanno vista

poco più in alto delle prime nuvole

a cercar di capire,

a capir come cercare l’amore.

Eppure ti hanno vista

nel silenzio dei pescatori sulla Senna

nel danzante vento

che spettina i capelli

che suona fili d’erba.

Giurano d’averti vista

in qualche piazza di Turchia

a mettere fiori nei fucili

ad insegnare spiccioli di poesia

a far l’amore con il vento

perché stasera è Ankara a far rosso il tramonto.

Ma sperano d’averti vista

giovane piuma dagli occhi troppo belli

mentre affrontan la burrasca

sopra fragili vascelli

e allora sarai una sottile linea di terra

l’unico porto dopo mari e mari di guerra.

E sei pioggia che cadi e che consoli

affranti francesi dalle bocche aperte

per non lasciarli piangere più da soli,

per lavare il sangue dalle strade deserte.

E sorvoli una Bretagna che va alla deriva

con i vecchi al timone,

con i giovani nella stiva,

e piangi nei telegiornali da torcicollo

struggente naufragio di un gesù che va a fondo.

E domani ci saranno altre lacrime da versare

ma lasciategli il tempo per un ricordo

lasciategli il tempo di ricordare

in questo mietere ingordo.

E ascolti il silenzio disarmante

delle vie insanguinate

e urli nella pace terrificante

delle nazioni saccheggiate.

E dicono danzerai sotto tutta questa pioggia

sopra questa terra che trema

bevendo goccia per goccia

questo mare dove nessuna speranza rema.

Ma sai ti presterei volentieri al mondo

affinché abbia un viso per il quale non andare a fondo.

 

ANDREA PRETINI