poesia_pierini

IL CANARINO

 

Fa già caldo.

Sente i miei passi,

curioso e brioso.

 

Indeciso, osserva

il mio viso.

 

Borbotto qualcosa

come una vecchia

noiosa, è il mio

linguaggio,

conseguenza del suo

stupendo piumaggio.

 

Trasporto la gabbia,

si muove la sabbia,

sotto l'ulivo,

è lì che scrivo.

 

Inizia a cantare

forse mi invita ad

amare con gioia,

allontanando

l'invadente noia.

 

Vola rinchiuso

ma non tiene

il muso.

 

Lo coccolo con

l'insalata,

sapendo che

lui e pochi altri

ameranno

la breve giornata.

LATENTE

 

Cammino lentamente, osservo la mia mente

non ho bisogno di una lente

per vedere un mondo carente,

ma latente nella terra c’è un verme

che aspetta lentamente

il mio essere credente e quindi

cambio stile e mi fermo, sono

vivo ma non eterno.

Amo, spero e scrivo il mio vero.

L'ATTESO GIORNO

 

Strada piena di rumori,

suoni di risveglio pur

in un clima di attesa.

 

Attese politiche,

nevrotiche, erotiche.

Tutte che sembrano

appartenere al ricordo,

al bordo di una vita

pensata ma non realizzata.

 

Il sole apre una visione

e acceca la televisione,

odo augelli ribelli

e i fiori son acquerelli

di colori, degustati con dolci odori

di rose e arancio, colti di slancio.

 

Liberazione, elezione,

beatificazione, ho il ricordo

solo di una canzone, la musica

è finita, ma l'estasi è infinita.

CALENDARIO PERPETUO

 

Primo Maggio, sarà

un miraggio, ma vedo uomini

a cui si chiede coraggio e altri

vicini al linciaggio.

Parcheggio, un disabile

esce e subito lo si guarda:

incredibile è la sua vita

per una piazza inferocita,

a lui mancano solo delle dita.

Rock, focaccia, per una

giornataccia che fa chiasso

fino a che ci sia traccia di orde, tamburi

e giovani dai colori scuri.

Fari nella notte

le donne si spogliano, corrotte

dal divismo di uomini e cinismo.

Domani c’è ponte , dimentica

la fonte del problema, la terra trema

un Dio arriva ma la gente scema.

SUOLE

 

Odore di colla,

martello risuola

il cuoio scivola a terra.

 

Afferra il legno,

uomo degno, smilzo, scalzo.

In mano una scarpa, titilla

la punta come le

dita di una donna un'arpa.

 

Si rimira la calzatura e

comincia la danza della

lucidatura, ora sei nuova

creatura!

 

Una vecchia macchina da cucire

può lenire le ferite

della pelle.

 

Mestiere ribelle che

usa l'arnese senza la forza

delle offese ma per chiudere le

bocche scucite da percorsi di strade smarrite.

 

Durerà il cammino di questa

città di periferia, oh uomo di

nuova calzoleria.

IL NEMICO RITROVATO

 

Son nato nella Nato

nessuno me l'ha ricordato,

ora è d'obbligo per

non essere bombardato.

Son cresciuto dopo

esser Nato e mi ricordo

delle  sue sedi a buon mercato

su Isole e coste di un mar

da tutti ammirato.

Sono ammaliato da

generali della Nato con le

tute da soldato ma nessuno

ha mai sparato ad un uomo

disarmato.

Sono amico della Nato,

ho armato i popoli di un

mondo a me costato,

ora partecipo come invitato

a un pranzo di fuoco, non

cuciNato.

La pace e il dialogo mi han lasciato

e ora dormo in un terreno

contamiNato. 

Buon pranzo con basilico

di pesto coltivato tra le mine

di un campo di negri e bianchi di

paura.

Primo piatto, senza verdura.

STEFANO PIERINI

Blogger, laureato e amante dell'ironia e del cercare nuovi valori relazionali, ha pubblicato più di 100 articoli sul sociale, innovazione, telemedicina per giornali on-line. È stato un docente di enti di formazione professionale, creatore di innovazione su tematiche urban-rural per favorire l'aggregazione e l'inclusione. Crede nella lettura anche come profilassi di invecchiamento attivo.