poesia_pansa

PROSEGUO A PASSO TIPICO DI...

 

Proseguo a passo tipico di

pensatore utopico,

e queste mattine di sole tiepido

incerto ma voglioso, non

trovano in realtà motivo valido

per uscire e respirare.

Proseguo e perdo il dono, il dono

dell’arrivo, mi perdo, mi tingo di mimesi

e dimentico la via, vago in me, tra suoni e

sintomi trovo inchiostro stabile

e solo una cosa posso fare,

solo una cosa m’è concessa,

scrivere e scrivere ancora.

IO SCRIVO BENISSIMO, BENISSIMISSIMISSIMO,...

 

Io scrivo benissimo, benissimissimissimo,

così bene da strappare pagina per pagina

e lanciare coriandoli di parole dal balcone.

Io scrivo benissimo e quando sogno le parole

l’eco è fortissimo, fortissimissimissio e mi sveglio,

mi sorprendo e raccattando tutto l’inchiostro che ho

riempio il foglio, che diventa pienissimo, pienissimissimissimo.

Io piango pianissimo, pianissimissimissimo,

e nessuno se ne accorge, nemmeno io!

Ma ogni lacrima è una musica bellissima

che s’ancora alla guancia e non va giù.

Resta. Resta sul volto, sotto la maschera, resta

nascosta, benissimissimissimo.

SCRIVO BENE LE PAROLE CHE NON USO, E METTO VIRGOLE, ANCHE SE...

 

Scrivo bene le parole che non uso, e metto virgole, anche se

in fondo non servono. E faccio dello scrivere il proiettile che esplode,

un grilletto premuto a occhi chiusi, una fantasia veloce e quasi inafferrabile.

Il pensiero scivola dalle mani e si trasforma in acqua e scorre, come tutto, scorre.

Misuro i versi con il metro della ragione che è rimasto al buio per un po’ di

tempo, e mi soffermo sul nulla che è tutto visto da qui.

Visto da qui il foglio candido è un urlo represso,

scrivere non è mestiere ma necessità e quando la

necessità cessa allora l’unico mestiere che rimane è

una qualsiasi mediocrità, non è più anonimato, isolamento,

è consuetudine al respiro senza sforzo e senza affanno,

consuetudine al non essere, consuetudine che logora indisturbata

la fantasia. Fantasia che non è più, che non governa, che non

colora e non esplode.

E tutto diventa “filosofia del non”, ché pensare è faticoso più

del vivere ogni giorno nella mediocrità del proprio corpo

privato d’intelletto e volontà.

E faccio dello scrivere il proiettile che esplode,

il grilletto premuto a occhi chiusi che va dritto

a colpire pagine e pagine di silenzio,

l’inchiostro schizza come sangue e

mi dissanguo… perdo i sensi…

E al risveglio non sono più, solo mediocrità,

parole comuni e giornaliere, parole per tutti ma non per me, e

le uso, come se usarle fosse consuetudine! Come se il tedio fosse

un interruttore, “on-off”, e tutto va per il mediocre verso giusto!

“on-off” suvvia, e la festa dei cialtroni può iniziare, “on-off”,

e tutto ciò che credevi di essere s’è spento nel posacenere con l’ultima cicca,

un misero fumo s’alza ancora, ma non basta, non è fuoco, non è nulla

solo cenere di parole, è solo strascico senza sostanza, solo parole,

che vuoi che sia.

PAOLA PANSA